martedì, 29 aprile 2008
Estasia. Il Sigillo del Triadema Intervista a Francesco Falconi
Dopo Estasia. Danny Martine e la Corona Incantata (potete trovare qui una mia recensione), è uscito, a marzo, il secondo volume della saga fantasy.
Sulla terra sono passati sette mesi, Danny nel frattempo è maturato e vive i primi batticuore, ben presto però il Triadema, ancora coperto di mistero, lo richiama a Estasia. Un’Estasia completamente inventata, distrutta e divisa in tre mondi paralleli. È in questi tre mondi che Danny dovrà cavarsela, lottando, assieme a nuovi e vecchi amici, contro qualcosa che va oltre il bene e il male.
La trilogia è rigorosamente made in Italy, infatti il suo autore è Francesco Falconi, nato a Grosseto, laureato in Telecomunicazioni, vive e lavora a Roma con il suo cane, Virgola.
Ecco la sua intervista.
Quando hai iniziato a scrivere il secondo volume, prima dell’uscita e dei risultati del primo?
Ho iniziato a scrivere lo storyline di “Estasia il Sigillo del Triadema” poche settimane prima dell’uscita del primo volume.
Quanto ci hai messo per scriverlo?
Circa sei mesi, più altri due o tre per la prima revisione. Purtroppo il tempo per scrivere non è molto nella mia giornata J
Perché questi tre mondi, da cosa nascono? E perché proprio il rosso, il blu e il verde?
Il primo volume nasce con l’apertura del Decimo Cancello che libera un’entità dal nome Assenza. Era mio desiderio creare un “strappo” forte con la prima avventura, che si riflettesse sia nei personaggi sia nella stessa geografia di Estasia. Ho quindi pensato ai tre mondi e alle tre avventure in parallelo, e l’idea mi è parsa accattivante e originale. Mi sono quindi divertito a sparpagliare i personaggi e a creare i vari crossover. Il tutto condito con tanti enigmi da svelare.
Perché ho abbinato tre colori ai mondi? Semplice, Estasia è un regno di eterna lotta fra bene e male, luce e tenebre. Il Bianco è la somma dei colori Rosso, Verde, Blu così come i tre mondi sono parte di un’unica Estasia.
Avevi già deciso chi sarebbe morto?
Sì, durante la fase dello storyline, ma non avevo idea di come rendere efficace quel capitolo. Tanto che l’ho scritto per ben otto volte. Spero di esserci riuscito alla fine…
La ragazza della copertina, Slicha, è la protagonista del nuovo volume?
E’ una coprotagonista e si muoverà in uno dei tre mondi come “spalla” per Danny. Tuttavia assumerà un ruolo fondamentale nel finale del libro, ma non posso rivelare i colpi di scena, no?
Qual è il personaggio che ti assomiglia di più? Forse il Grifone?
Il Grifone Rampante? Ehm, sarei curioso di sapere perché hai scelto proprio lui… Mi piaceva il personaggio di Kat, sia come carattere sia come figura mitologica. Infine, il Grifone è il simbolo di Grosseto, mia città natale.
In realtà mi ritrovo in ogni personaggio dei miei libri, nei pregi e nei difetti.
Perché Danny in E2 parla della sua prima missione, in E1, come di una cosa fin troppo semplice? È un’autocritica dell’autore?
Assolutamente no. In Estasia2 si svelano molti segreti e un retroscena della storia di Estasia che non avevamo conosciuto nel primo volume. Danny ha affrontato il primo viaggio a Estasia con gli occhi ingenui di un ragazzino ma solo adesso comprende la complessità di quel mondo. E soprattutto capisce quanto sia arduo contrastare il male, e come le sue vittorie precedenti siano state frutto di un piano premeditato. Martine comprende quindi di essere stato una pedina nelle mani di Disperio, in modo che il suo piano si portasse a compimento. Tutto sarà infine chiarito con il capitolo conclusivo della saga e di più non posso svelare. ;)
Alla fine del romanzo ci sono un bel po’ di colpi di scena, li avevi già tutti programmati o qualcuno “ha sorpreso” anche te?
Alcuni erano stati programmati per rendere la trama consistente. Mi hanno meravigliato alcuni personaggi, come Slicha. Il suo personaggio si è mosso da solo nel finale, cambiando le carte in tavola…
Finalmente riusciamo a capire cosa rappresenta il simbolo del Triadema e anche la sua forma, anche quella era un’idea nata già durante la stesura del primo volume?
Sì. Il simbolo di Estasia ha una duplice valenza: nella sua forma e nel suo significato. Il secondo volume svelerà ogni mistero sul Triadema, e non potevo non considerarlo fin dall’inizio.
In E2 cosa è rimasto del Francesco quattordicenne?
La fantasia, la voglia di sognare e il senso di meraviglia.
È passato quasi un mese dall’uscita di E2, cosa vorresti cambiare ora del libro?
Per adesso nulla, tranne qualche refuso, imprecisione e passo poco chiaro. Ma assolutamente nulla della trama, sono pienamente soddisfatto delle mie scelte. Poi ovvio, ogni lettore ha i suoi gusti personali, avrà gradito un personaggio invece di un altro, e sarà rimasto più o meno convinto del finale.
Che cosa puoi dirci del terzo volume?
Poco, in quanto lo sto scrivendo proprio adesso e molte cose potrebbero cambiare. Dico solo che ci sarà ancora un salto rispetto al secondo libro. Un romanzo per forza di cose meno didascalico e più concentrato sulla trama e sulla chiusura dei tanti punti aperti. Forse un libro dalle tinte più cupe dei precedenti. Con tante sorprese.
Chi preferisci tra Bolak e Coran?
Tu preferisci babbo o mamma? J
Curiosità del tutto personale, com’è nata Malaika?
Mi piaceva l’idea di introdurre una bambina di otto anni, dalla carnagione scura. Quindi ho scelto l’ambientazione del Mondo della Parvenza e la Resistenza. Tutto il resto è venuto spontaneo, come la sregolatezza grammaticale e la sua incontenibile vivacità. Non ho risposto alle tue aspettative, vero? :p
Sei stato più apprensivo per l’uscita di E1 o di E2?
E2. Assolutamente. L’eredità di E1 era difficile, e volevo che il lettore rimanesse soddisfatto della nuova opera. Incrociamo le dita J
Che cosa ci puoi dire di Pro.Fi.El? Pro.Fi.El sarà il titolo?
Pro.Fi.El è un nome in codice che si basa sul primo titolo che ho dato al libro. Ovvio, il titolo vero sarà un altro, ma per questo occorre anche l’approvazione della Casa editrice. E’ un urban fantasy, molto diverso da Estasia. Ci tengo molto a quest’opera e spero presto di condividerla con voi.
Leggi molto? Che genere?
Leggo una mezzora ogni sera prima di andare a letto. Non leggo solo fantasy, ma anche molto mainstream. Gli ultimi due libri che mi sono piaciuti molto sono stati “La solitudine dei numeri primi” di Giordano e “I Guardiani della Notte” di Luk'janenko
Il tuo libro o autore preferito? O che influenza il tuo modo di scrivere?
Mi astengo J . Ci sono troppi libri e autori che amo. Hosseini, Ende, Stroud, Eco… impossibile scegliere. Non ho mai fatto segreto di aver omaggiato “La Storia Infinita” e l’”Inferno” dantesco nel primo volume di Estasia. Nel proseguo invece non ho avuto particolari influenze, se non la vita che mi circonda.
Uno che proprio non sopporti?
Hum… Non sopportare un autore è un po’ forte come parola. Posso dirti alcuni autori i cui libri non mi hanno convinto del tutto: Palazzolo, Clarke, Veronesi.
Da piccolo pensavi di diventare scrittore?
Da piccolo volevo diventare un detective. O un supereroe. Esiste qualche legame che mi sfugge?
Troppo spesso si hanno le migliori idee proprio quando non abbiamo il computer a portata di mano, capita anche a te? Dove appunti le idee?
La maggior parte delle idee mi viene mentre sono imbottigliato nel traffico di Roma oppure prima di andare a letto. Nel secondo caso mi tocca, ahimè, alzarmi per appuntarmi su un foglio le idee, troppe volte mi è capitato che l giorno successivo non mi ricordassi molti particolare. Nel primo invece rielaboro più volte l’idea (se non voglio schiantarmi contro un albero) per stamparla bene in mente.
Dopo E1 hai detto di scrivere ascoltando musica, è stato così anche per E2?
Sure. Ma ascolto di tutto, dalla musica classica, al pop, al rock. Dipende dal pezzo che devo scrivere ;)
Tu hai un altro lavoro che occupa tutto il giorno, quando trovi tempo per scrivere?
Dopo che Virgola (n.r.g. il mio cane) ha scatenato le sue manie demoniache al parco. Il che significa dalle nove di sera fino a notte tarda. Dipende dalla stanchezza e dall’ispirazione.
Hai un hobby in particolare?
Scrivere? Leggere? Ok vuoi qualcosa di nuovo, come sei esigente… Adoro il teatro, i musical e il cinema. Ma sono felice anche di una bella cena con gli amici
Quale disegno ti è piaciuto di più di quelli dell’illustratore, Mario Labieni?
In Estasia 2 i miei disegni preferiti sono il Bolak supertech e le Streghe Trigelle
C’è qualche personaggio che, per fisico o carattere, hai preso dalla realtà o in qualche modo assomiglia molto a qualcuno che conosci nella realtà?
Non in particolare. Il carattere dei miei personaggi e la loro fisicità sono un mosaico di me stesso e delle persone che conosco. A volte un piccolo accenno, altre una vera caricatura. Ma non ti svelerò mai nomi e cognomi, rinuncia J
Quando hai deciso di pubblicare la prima volta, come ti sei mosso?
Ho preparato una sinossi e ho contattato via email alcuni editori interessati al genere. Poi ho inviato il malloppo, insieme a una bomba in caso di risposta negativa. :P
C’è, secondo te, qualcosa che assolutamente sconsigli di fare quando si tenta di pubblicare un libro?
Farsi prendere dalla fretta, essere convinti di avere un best seller nel cassetto senza mettersi mai in discussione e scusarsi con i soliti pregiudizi che non portano mai da nessuna parte.
Un’ultima domanda, Francesco, pensi che un domani potresti scrivere un libro che non rientra nel genere fantastico? Se si quale genere potrebbe essere?
Per adesso mi trovo a mio agio nel fantasy, ma non escludo che in futuro potrei gettarmi in un’avventura diversa. Genere? Un mainstream drammatico.
Ringrazio tanto Francesco per avermi concesso un po’ del suo tempo e gli auguro buona fortuna per il suo futuro di scrittore e non.
sabato, 19 aprile 2008
Ragazze Lupo di Martin Millar
Kalix è una rampolla 17enne, magra, depressa, drogata, innamorata di un ragazzo bandito dal clan, lei stessa bandita e condannata, è una lupa mannara. È lei a muovere tutto, dalla morte del padre, Signore dei Lupi, alla lotta per la successione dei fratelli, ma è insopportabile, sembra una bambina di 8 anni, viziata, per fortuna non è lei la protagonista, o per lo meno non solo lei. Intorno infatti i ruotano la sorella, Trix, stilista di moda che vuole stare lontana dalla sua famiglia, e dotata di poteri magici; Malveria, sua migliore amica, fissata con la moda, Regina del Fuoco, anche lei dotata di poteri; Beautix e Delicius, gemelle bandite dal clan, rokkettare punk, troppo sbronze per fare concerti; Agrivex, 17enne quasi-nipote di Malveria; i due fratelli di Kalix, Sarapen e Marcus, che lottano per la successione al trono, il primo per diritto, il secondo istigato dalla madre; Dominl, cugina dei quattro fratelli, algida fisicamente e psicologicamente; infine, una ragazza e un ragazzo universitari, che vogliono aiutare Kalix ad uscire dalla sua situazione, rimanendo, loro malgrado, invischiati nella guerra intestina.
La storia intreccia gli affari del clan, a quelli della Regina del Fuoco, a quelli dei due umani e a quella dei Cacciatori (umani che ammazzano i licantropi), e alla personale storia di Kalix, solitaria e senza amici.
Inutile dire che il personaggio meglio riuscito è Malveria, capace di piangere per un vestito, ironica, senza senso del “tatto umano”, a volte senza senso lei stessa, ma valida guerriera e potente maga.
I lupi mannari sembrano un po’ una caricatura degli umani, nel loro essere egoisti, crudeli, innamorati, depressi, gelidi, superficiali.
Nel complesso il romanzo è esilarante, leggero, inedito. Non ha grosse pretese, ma i vari risvolti psicologici, guerreschi, sessuali, rendono la lettura molto piacevole e scorrevole, tanto che il lettore è portato ad arrivare alla fine (660pag) molto velocemente. Scritta quasi come una favola e con cambi di scena molto frequenti, è un urban fantasy per niente horror e molto tragicomico.
Non è un capolavoro, ma è assolutamente consigliato!
Voto: 8 e mezzo
lunedì, 14 aprile 2008
Il tempo passato fuori. Memorie di un'infanzia africana Di Carolyn Slaughter
Carolyn Slaughter racconta in questo libro, con grande coraggio, un'infanzia devastata e segnata dagli abusi inflitti dal padre. Il romanzo non è la cronaca di violenze subite. E' invece un canto della sua infanzia trascorsa in Africa e in particolare del deserto del Kalahari, dove Carolyn ha vissuto per molti anni con i genitori e le sorelle. Le pagine del romanzo sono caratterizzate da una luminosità, la stessa che le ha permesso di sopravvivere all'orrore nascosto dietro l'apparente perbenismo borghese della sua famiglia.
Triste e maliconico, doloroso e frustrante, ma la piccola Carolyn cattura il cuore.
A parte due volte, non parla mai esplicitamente delle violenze del padre, eppure queste sono presenti in tutto il suo comportamento, nella sua rabbia, nella sua depressione, nella sua caparbietà, nella sua dolcezza, e sono nel suo modo di riportarci l'Africa coloniale, magica e calda.
Fa rabbia sapere che è una storia vera, sapere di un padre violento (in tutti i sensi) e impunito, di una madre che sa e non fa nulla, anzi è assolutamente assente, presa dalla sua depressione o dal finto perbenismo da mostrare agli altri, perchè alla fine dei giochi forse è lei a risultare come la più crudele, sopratutto perchè la piccola Carolyn l'ha amata tantissimo, nonostante gli scontri e le incomprensione. Nonostante tutto, nell'autrice c'è una voglia di farcela inaudita, anche se con rabbia, tentati suidici e pensieri assassini. Nel dipito a colori di un'Africa vasta e amata, la scrittrice riesce a disegnare bene e con coraggio l'equilibrio tra dolore e speranza che l'ha pervasa per tutta l'infanzia ed oltre.
giovedì, 10 aprile 2008
Mariam è una "harami”, una bastarda, a 15 anni, nonostante viva in una squallida “kolba” e non possa studiare né vedere nulla dello splendore della sua città, né tanto meno frequentare la famiglia di suo padre, ancora crede che il papà la ami incondizionatamente. Ben presto scoprirà che non è così ed eventi drammatici la porteranno a sposare un uomo molto più vecchio di lei, che non ha mai visto. Un uomo che in un primo momento sembra quasi amorevole, ma quando lei non riuscirà a dargli figli, si rivelerà molto diverso. Laila ha quasi venti anni meno di lei, non ricorda i fratelli arruolati nella jihad, suo “fratello” è Tariq, che ha perso una gamba su una mina antiuomo, ma sa ridere, proteggerla, e amarla. Quando anche nella vita di Laila eventi drammatici cambieranno la sua vita, lei e Miriam intrecceranno le loro storie, condividendo una situazione difficile, che mostra tutta la tragica realtà delle donne.
Un libro drammatico e illuminante, assolutamente da leggere. Non è il primo che leggo del modo arabo femminile, quindi non la vivo come una novità, ve ne sono di più chiari e commuoventi (storie vere), ma Hosseini riesce a mescolare bene la storia di un paese che subisce soprusi da russi, talebani e dalle varie etnie presenti, fino all’attentato alle Torri Gemelle, con le vicende delle due protagoniste, senza però renderlo pesate, perchè non è un libro politico, storico o di guerra; forse tende a inserire troppi momenti tragici buttati quasi come flash, e soprattutto lascia troppe parole straniere senza nessuna spiegazione. Inoltre la figura di Mariam alla fine, quello per cui lei sa di essere qualcosa di più di un "harami”, a mio avvisso doveva essere meglio delineata.
Nel complesso un libro commuovente, che fa riflettere.
La frase: "Come l'ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell'uomo trova sempre una donna a cui dare la colpa. Sempre. Ricordalo, Mariam."
seconda frase: "Perchè una società non ha nessuna possibilità di progredire se le sue donne sono ignoranti."
Voto: 9
lunedì, 07 aprile 2008
Inizio da questo, già riportato sul mio blog principale:
“Lilim del Tramonto” di Bruno Tognolini
Quando ho iniziato a leggerlo, ho pensato che era un altro buon esempio di libro per bambini adatto anche agli adulti, mi son dovuta ricredere e dire che è un libro per adulti adatto anche ai bambini… Mi è piaciuto tantissimo.
Lele è un bambino di un futuro vicino, Lilim è una bambina della Palestina anno zero. Sono uniti da un gioco, il gioco che fa Lele al computer con l’aiuto di un prete giocarellone. Lilim è la protagonista del gioco. La storia inizia il 15 dicembre per concludersi il 10 di tevet, a Natale. Il libro delinea in modo semplice passato e futuro, li mescola e li ricompone con estrema verosimiglianza, è una miscela di giochi virtuali e paesaggi del presepe, di joystick e pietrine magiche, l’incontro di romani, ebrei, farisei, esseni, re magi, maghi, streghe, fate, sicari, adulti e bambini, magia e fede, è un inno alle filastrocche e ai salmi, ai giochi dei bambini innocenti e meno, alle barbi sempre presenti, ai trucchi dei bimbi straccioni usati come armi. Un libro dove la verità si cela dietro qualsiasi personaggio. Tutto legato a un unico evento virtuale, reale e storico, la nascita di un bambino che le profezie vogliono come il Messia. Quel bambino che Erode voleva eliminare e non era il solo a temerlo, quel bambino che altri vogliono proteggere, quel bambino che tutti attendono. Sappiamo tutti come va a finire la storia. Ma cosa ci fa la piccola Lilim, con un occhio chiaro e uno scuro, stracciona di strada, che fa giochi strani e dà da mangiare a Cane Cotto, un bambino che la segue ovunque, insieme a Zahel, un sicario crudele e preparato, che cerca una giovane incinta il cui marito fa il falegname? La verità è palese, ma la curiosità spinge a leggere il libro velocemente, seguendo i due lungo tutta la Palestina da sud a nord e viceversa, sulle strade sabbiose, il fiume Giordano, il lago di Tiberiade, Nazaret, Betelemme, con descrizioni semplici e suggestive, che descrivono un paesaggio tipico di Israele di oggi e di ieri (quando si visita Israele oggi, l’atmosfera è molto simile). Da metà libro si susseguono un insieme di battaglie a colpi di incantesimi, fionde, spade e preghiere. E la curiosità si fa forte: chi è Lilim? Che poteri ha? Qual è il suo compito? E Zahel? Per chi lavora? E Il re magio Gasparre? E ginnasti romani, i sacerdoti esseni? Perché tutti si agitano per un bambino, mettendo in subbuglio la Palestina, girando qua e là, facendo domane, battaglie di armi e parole?
E nel futuro? Nel futuro Lele è preso da crash di sistema, caschi e guanti che lo gettano nella virtù reale, dalla sorellina che vuole giocare con lui, dalla mamma, separata,
che non sopporta vederlo sempre al computer perso in chissà quali mondi, fino ad andare da una psicologa dell’Igene Virtuale, e da Padre Giuseppe, relegato dentro la sua chiesa, con la tosse sempre più forte, ma che vuole fare il suo gioco con il suo bellissimo presepe meccanico.
Prete e bambino giocano lo stesso gioco, intralciati da una mamma preoccupata per il proprio figlio e un prete preoccupato per la reputazione della chiesa. Ma non c’è nessuna morale religiosa, c’è fede e speranza, giochi e vendette, morte e vita, buoni e cattivi, questi ultimi non sempre definiti.
Una scrittura semplice, scorrevole, diretta e “pittorica”. A tratti mi ha anche commosso. Indubbiamente è un libro particolare, nel suo genere fantasy-storico, ma non posso non consigliarvelo, se vi piace leggere.
Se volete potete dare un'occhiata qui http://www.geocities.com/tognolini/pale-pre.html
Il libro è del 99, ora è in edizione tascabile Tea, a una decina d'euro. Sono poco più di 300 pagine.
Buona lettura!
Ho deciso di aggiornare un po', riprendere anche questo blog e... dedicarlo a libri e film!!! :)
A presto